Neurogaming: i videogiochi dei futuro

Il Neurogaming è una pratica ancora in sviluppo ma che potrebbe rappresentare il futuro dei videogiochi. Sembra fantascienza, ma non è così. Il Neurogaming prevede il controllo dei comandi del gioco attraverso le onde celebrali.
Per il momento si tratta di tecnologie ancora molto semplici che permettono di giocare a videogiochi (è ancora giusto chiamarli così?) molto immediati e poco elaborati, tuttavia gli esperti sono convinti che questa sarà la prossima rivoluzione nel mercato videoludico e non solo.

Il Neurogaming si basa sulla tecnologia dell’Interfaccia Neurale Diretta (IND) che cattura le onde celebrali grazie ad un insieme di voltmetri posti sul cranio e le reinterpreta attraverso un computer. Si tratta dell’ultima frontiera nell’ambito delle tecnologie: l’interazione uomo e macchina attraverso il pensiero.
Questo è possibile perché il cervello emette onde celebrali che possono essere misurate e reinterpretate per riprodurre un movimento o un’azione.
Ogni cervello, tuttavia, è diverso dall’altro, per cui la tecnologia del Neurogaming IND impara a reinterpretare le singole onde cerebrali di ogni persona per adattarsi ad ogni caso e ad ogni cervello.
Basta mettersi il casco per iniziare a giocare, pensare ad un azione e vedere il personaggio che la compie: salta, corri, gira, spara. Tutti comandi che oggi sono ancora affidati ai nostri amati joystick, ma presto l’analogico potrebbe essere solo un cimelio da museo.

Oggi, tuttavia, la tecnologia del neurogaming è ancora in fase di studio. Nonostante sia abbastanza economica, o almeno così pare, la tecnologia dietro al neurogaming può leggere solo un numero limitato di schemi mentali e i computer di oggi non possiedono abbastanza potenza di calcolo per reinterpretare i segnali in brevissimo tempo.
L’Interfaccia Neurale Diretta si potrà applicare a tantissimi settori diversi, compresi i trattamenti psicologici e le diagnosi di disturbi mentali. Un vero e proprio modo di leggere la mente umana e indagare tutti gli aspetti del nostro cervello che ci sono ancora ignoti.

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